Il Palazzo del Comune, o degli Anziani, in Piazza del Duomo a Pistoia con il fianco della cattedrale
Il Palazzo degli Anziani in Piazza del Duomo — foto: Gianni Careddu · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

A guardarla oggi, con le sue piazze ordinate e il ritmo tranquillo, Pistoia non sembra una città dal passato turbolento. Eppure tra queste pietre sono passati eserciti romani, re longobardi, faide familiari che hanno cambiato la politica di mezza Toscana e versi danteschi tutt'altro che teneri. Ecco una breve storia della città, da leggere magari prima di una passeggiata nel centro storico, a pochi passi da Villino Giulia.

Pistoria, la città romana

Le origini di Pistoia sono romane: il centro si chiamava Pistoria e nelle fonti antiche compare come oppidum. Il suo nome entra nella grande storia nel 62 a.C., quando nella zona si combatté la battaglia in cui morì Lucio Sergio Catilina, protagonista della congiura raccontata da Sallustio. Dopo la caduta dell'impero, nel 593 arrivarono i Longobardi, che fecero della città un importante centro militare e amministrativo.

Il libero comune e la faida dei Cancellieri

All'inizio del XII secolo Pistoia divenne un libero comune. Al 1117 risale lo Statuto dei consoli, considerato il più antico documento statutario comunale italiano giunto fino a noi. Sono i secoli d'oro della città: si costruiscono chiese romaniche, palazzi pubblici, istituzioni come l'Ospedale del Ceppo, fondato nel 1277. Nella cattedrale di San Zeno comincia, nel 1287, il lungo lavoro dell'altare d'argento di San Jacopo, che andrà avanti fino a metà Quattrocento coinvolgendo generazioni di orafi e, tra gli altri, il giovane Filippo Brunelleschi.

Alla fine del Duecento però la città si spacca. Secondo i cronisti dell'epoca, la divisione nasce dentro una sola famiglia, i Cancellieri, tra i discendenti di due mogli diverse: da una parte i Bianchi, dall'altra i Neri. Esiliati a Firenze negli anni Novanta del Duecento, i due rami trovano alleati nelle grandi famiglie fiorentine, e la contrapposizione tra guelfi bianchi e neri finisce per dividere anche Firenze. È la stessa lotta che nel 1302 costerà l'esilio a Dante Alighieri.

Dante non perdonò Pistoia. Nell'Inferno incontra il pistoiese Vanni Fucci, autore nel 1293 del furto del tesoro della cappella di San Jacopo, e poco dopo lancia alla città un'invettiva rimasta celebre: «Ahi Pistoia, Pistoia, ché non stanzi d'incenerarti».

Sotto Firenze e i Medici

Nel 1305-1306 Pistoia subì un assedio di undici mesi e dovette arrendersi. Seguì un lungo periodo di dipendenza crescente da Firenze, fino alla sottomissione definitiva nei primi anni del Quattrocento. Con il Cinquecento la città entrò nello Stato mediceo e poi nel Granducato di Toscana. Di questa fase restano segni ben visibili: tra il 1525 e il 1529 la bottega dei della Robbia, con Giovanni della Robbia, realizzò il fregio in terracotta invetriata dell'Ospedale del Ceppo, con le opere di misericordia; e sulla facciata del Palazzo del Comune, o degli Anziani, campeggia lo stemma mediceo. Il palazzo, che affaccia su Piazza del Duomo, ospita ancora oggi il municipio e il Museo Civico. La sua costruzione si svolse tra Duecento e Trecento, con un ampliamento avviato nel 1339; sulla facciata, accanto allo stemma, si notano una testa di marmo nero e una mazza di ferro, legate a racconti e leggende che i pistoiesi tramandano da secoli.

Dal Novecento al 2017

Nel 1927 Pistoia divenne capoluogo di provincia. La Seconda guerra mondiale lasciò ferite profonde: la città fu liberata l'8 settembre 1944. Anche Villino Giulia, una dimora del 1910, fu danneggiato durante la guerra: le maniglie del pianoforte di famiglia furono salvate e poi incastonate nel portone d'ingresso, piccolo segno di una storia che continua.

Nel dopoguerra Pistoia ha costruito una nuova identità, legata anche al verde e ai vivai, di cui parliamo nell'articolo su Pistoia città dei vivai. Il riconoscimento più recente è arrivato il 27 gennaio 2016, quando il Ministero della cultura l'ha designata Capitale italiana della cultura 2017, scegliendola tra nove città finaliste. Il progetto puntava, tra l'altro, sulla rigenerazione dell'area dell'antico Ospedale del Ceppo, sulle mura e sui percorsi pedonali e ciclabili.

Da sapere: molti luoghi di questa storia si vedono in poche ore a piedi: la cattedrale con l'altare argenteo, il Palazzo del Comune, il fregio del Ceppo. Per orari e biglietti dei musei consultate i canali ufficiali del Comune e dei singoli musei.

Dormire dentro la storia

Villino Giulia è una dimora storica del 1910, ristrutturata dallo scrittore Andreini per la moglie Giulia Vivarelli: nel portone d'ingresso sono incastonate le maniglie del pianoforte di famiglia, salvate dalla guerra.